Artworks nella musica: Blackstar

Artworks nella musica oggi rende omaggio a David Bowie. Analizziamo il suo ultimo lavoro: Blackstar, uscito l’8 gennaio, giorno della sua nascita.

“Blackstar” non è solo un gran disco di pop sperimentale e il testamento artistico di Bowie, ma anche un ambizioso lavoro di graphic design di Jonathan Barnbook che mira a creare un nuovo linguaggio visivo.

Il responsabile della grafica si chiama Jonathan Barnbrook, graphic designer e creatore di font londinese, che lavora con Bowie fin dal 2002. Barnbrook fu anche il responsabile del creativo artwork che accompagnò il precedente The Next Day del 2013: in quel caso si trattava di un’operazione concettuale basata sulla copertina del disco Heroes (1977), con il titolo cancellato e, sopra lo storico primo piano, un post-it bianco che riportava il titolo del disco; lo scopo era quello di cancellare il passato, sovvertendo l’immagine del Bowie più venerato da critica e fan e utilizzando un carattere tipografico falso-modernista.

Per Blackstar, invece, Barnbrook e Bowie (che nonostante le condizioni di salute ha seguito tutte le fasi legate all’artwork) hanno voluto creare un vero e proprio linguaggio visivo, semplice e audace.

Dice Barnrook in un’intervista al sito Creative Review

“Al giorno d’oggi siamo assaliti quotidianamente da migliaia di immagini di diverse ideologie e l’unico modo per creare una rottura è attraverso semplicità e chiarezza. Non voglio dire ‘semplice’ per intendere ‘leggibile’- perché qualcosa di semplice può essere anche aperto all’interpretazione – ma ad un’estetica molto audace e senza decorazioni”

La copertina di ★ è la prima in assoluto dove non c’è alcun riferimento, neanche nascosto, all’immagine di Bowie, quindi la grafica acquista un’importanza fondamentale. Tutto parte evidentemente da una stella nera su campo bianco: dalla frantumazione di questa icona è stato creato anche un font chiamato Virus Deja Vu e i cui caratteri compongono creativamente la scritta Bowie, presente sul disco.

“C’erano un paio di persone della casa discografica che erano nervosi per l’uso di questo font che consideravano poco leggibile; ma io credo che la leggibilità riguarda la familiarità – e una volta che ci si abitua al font si può leggere solo come ‘Bowie. È stata dura cercare di ottenere il suo nome perché fosse ‘abbastanza leggibile, ma non troppo’. Ho provato molte stelle diverse e infinite combinazioni, ma credo che questo abbia il giusto equilibrio”

La cosa interessante è che ogni uscita – dai singoli, ai comunicati stampa, ai flyer, al pre-ordine, al disco nei vari formati (vinile, cd, digital) ha una sua declinazione grafica particolare, fino al sitodove vengono convogliate le news e i contributi sui social, formando un vero e proprio linguaggio visivo. Continua il graphic designer Barnrook

“L’idea originale è stata frutto di molte discussioni con Bowie sui modi di rappresentare l’album. Ma in realtà tutto è nato da una conversazione che ebbi con William Burroughs quando lo incontrai circa 25 anni fa.

A Burroughs chiesi qualcosa sul futuro della tipografia e lui mi disse che le lettere sarebbero tornati ad essere geroglifici, come quelli usati dagli antichi egizi. Alla fine è ciò che sta accadendo con gli Emoji, molto popolari tra le persone e che permettono di creare intere narrazioni nella comunicazione quotidiana. Ho voluto unire questo suo pensiero con la tecnica del cut-up che lui utilizzava nella sua scrittura”

Il font è open source e sarà presto disponibile per essere utilizzato e reinterpretato dai fan di Bowie, per quello che diventerà il suo vero e proprio testamento artistico.

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