Artworks nella musica si trasferisce nel caldo clima della california, analizzando I’m with You dei Red Hot Chili Peppers. Pubblicato il 26 agosto 2011, è il decimo album in studio della band americana, che lasciato alle spalle il caso John Frusciante creano un album dalle melodie più soft, appartenenti al pop, già sperimentate con successo nel 2002 con By the Way e nel 2006 con Stadium Arcadium. Il titolo dell’album è stato un mistero per tutti gli appassionati nei mesi di prova, un primo titolo fu Dr Johnny skinz’s disproportionately rambunctious polar express machine-head. Successivamente Klinghoffer affermò che era solo una diceria messa in giro dalla stampa. Infatti inizialmente il gruppo voleva scegliere il titolo alla fine della realizzazione, prendendolo da una canzone dell’album, come avevano sempre fatto, ad eccezione di The Uplift Mofo Party Plan e Mother’s Milk (1989). Rick Rubin, il produttore, consigliò loro di trovare il titolo con un altro metodo perché sembrava che fossero a corto di idee. Anthony cercò di tirare fuori qualcosa da un secondo tentativo, ma della lista di titoli stilata dal cantante nessuno era del tutto convincente; Josh allora scrisse le parole I’m with You in un foglio di carta e lo mostrò ai compagni, che si innamorarono del titolo e decisero di utilizzarlo per l’album. Klinghoffer ha affermato che il titolo gli venne quasi fuori dal nulla, ed è quello il bello, che sia stato così inaspettato e che si sia inserito così bene. La minimale copertina dell’album è stata realizzata dal controverso artista contemporaneo inglese Damien Hirst e rappresenta una mosca appoggiata sopra ad una capsula per metà bianca e per metà rosa sui cui è stampato il titolo dell’album. Il concept richiama all’installazione artistica dello stesso Hirst Lullaby Spring, ovvero un armadietto in acciaio largo tre metri contenente 6,136 capsule, che detiene il record per la più costosa opera di un artista vivente.